NOTTE ROSSA

di LB#15

È notte. Eppure si sentono gli inconfondibili cigolii di sneakers che cancellano fischiando le righe di un campo da basket. Si sente un pallone che rimbalza, il rumore inconfondibile di una partita. In lontananza, ascoltando in penombra, puoi capire anche a occhi chiusi cosa sta succedendo.

Rimbalzi veloci e decisi: contropiede a tutto campo.
Rimbalzi di studio e ritmati: gioco a difesa schierata.
Palleggio secco e forte: uno contro uno e tiro a canestro.

È notte, ma è una notte di basket.


Non siamo a Fuso, ma Fuso c'è. Sul campo dove si sta giocando ininterrottamente dalle nove della mattina, ora che sono le due di notte, sono rimasti veramente in pochi. Per tutto il giorno si sono incontrati atleti di ogni genere. Hanno giocato dall'amatore al giocatore della Nazionale, tutti uniti da una grande passione e una grande voglia di fare basket per un giorno intero, senza mai fermarsi.


È notte e in campo c'è un ragazzotto. Lo guardi e istintivamente ti viene da pensare: “Ragazzo, lascia stare. Vai in biblioteca a fare i compiti, qui si gioca a basket”. Poi ti soffermi a osservarlo mentre gioca. Fondamentali? Cosa sono? Fluidità e meccanica nel tiro? Ma dove? Atletismo e controllo del corpo? Ma fammi il piacere! Biblioteca, biblioteca.


Poi ti accorgi che mentre stavi pensando queste cose, quel ragazzotto ha preso un rimbalzo rubando il tempo al lungo avversario, ha palleggiato in modo un po' frenetico con la mano sinistra, per poi passarla proprio al compagno che tre centesimi di secondo prima era marcato e lui stesso non ha capito come ha fatto per smarcarsi. Solo un episodio, capita a tutti. Non vedi come tira, tutto storto? Biblioteca, biblioteca.

 

Canestro! Ha fatto canestro da sette metri, di tabella. È fortunato il ragazzo. Adesso vedrai come lo schianta quello. Sarà dieci centimetri più alto, palleggia come Doc Rivers, ha un gran fisico, tra un attimo gli schiaccia in tes... Palla rubata, contropiede e canestro da sotto! È allora che cominci a guardarlo con altri occhi. Non è importante se i suoi movimenti non sono quelli "giusti", non è neppure importante se il suo stile sia pulito o meno. Quello che conta è il campo.


È notte, una notte di basket e quel ragazzotto di Fuso, quando conta, c'è. Sempre. Quella notte, dopo aver visto per ore e ore basket ad alto livello, fu Marco ad accendere la luce dei riflettori. E su di lui, i riflettori, non si sono più spenti.


Può succedere di fare il filo a una ragazza e sbattere il grugno nel suo moroso.
Può succedere che ci si prenda a spintoni e che volino parole grosse.
Può succedere che, con il tempo, l'astio diventi rispetto, il rispetto diventi interesse, poi conoscenza e amicizia.
Può succedere di condividere una passione con colui che era tuo nemico.


Ne aveva provate tante: pattini, calcio, ma mai il basket. Fino al giorno in cui venne al Playground. Due tiri timidi, poi tre, poi quattro, poi la partita, la sfida, la voglia di imparare, i primi risultati. È un fiume che ha continuato ad allargare il suo letto ogni singolo istante di ogni singolo giorno, dal primo momento in cui ha toccato un pallone da basket, e non ha ancora smesso. Molti avrebbero lasciato perdere, molti per la verità lo hanno fatto. Ok, il basket è bello, ma ci sono altre cose. Il lavoro, le donne, il bar... Molti hanno mollato, hanno ridotto l'impegno, si sono fatti una vita per poi dedicarsi ogni tanto al basket. Marco ha fatto del basket la sua vita.


Se siete al Playground e guardate proprio lì, dove ora c'è la fatiscente e unica panchina, lo potrete vedere. Marco con i capelli rossi e arancioni molto lunghi, un codino fino al sedere, che guarda me e altri giocare, con gli occhi di chi sta studiando tutto quello che succede. Continuando a guardare lo vedrete, più robusto, più sicuro di sé, in campo mentre con gli stessi occhi di molto tempo prima, studia il modo migliore per fare un assist. E ci riuscirà, credetemi.


Voltandovi lo vedrete seduto nel cerchio di centro campo, mentre parla di schemi e di organizzazione di squadra, sarà solo un po' invecchiato, ma la scintilla negli occhi è sempre la stessa. Infine lo vedrete a bordo campo, difficilmente gioca, ma attorno si avverte la stessa atmosfera attenta, solida, concreta. Quando conta, lui c'è.


Può succedere che da ragazzotto buono solo per la biblioteca, si diventi giocatore di basket.
Può succedere che da giocatore si diventi appassionato vero, inguaribilmente ammalato di basket.
Può succedere che la passione diventi ragione di vita e porti a risultati concreti fuori e dentro il campo.
Può succedere che un ragazzo di Fuso, che ti voleva picchiare e col quale accetti di condividere la tua passione, diventi il miglior allenatore in circolazione e tu non possa più concepire il mondo senza la sua amicizia.


Può succedere, perché a Fuso è successo.

Aronne Gardini Basket 2001 Fusignano